PORTRAIT: MEHDI KERKOUCHE RACCONTA AL FESTIVAL DEI DUE MONDI IL SIGNIFICATO DI FAMIGLIA.
Mehdi Kerkouche porta in scena al Teatro Romano di Spoleto Portrait, una creazione artistico-sociale che eleva il concetto di danza come linfa di vita e vettore di emozioni. Tale significato è anche alla base di un ballo tradizionale, la Dabka, diffuso nel medio oriente, in particolare in Libano. Questo ballo folkloristico ha condotto con totale naturalezza Mehdi in un viaggio interiore di connessione con le sue origini fino a lasciarsi ispirare artisticamente. Nasce così un progetto contemporaneo basato sul ritmo e la gestualità che fondono radici in culture lontane, popolari che sia affianca al concetto di Famiglia in tutte le sue sfaccettature, dal legame di sangue e ogni i tipo di insieme che si supporta. Quello che visivamente emerge è un tripudio di energia e momenti differenti, fatti di caos e calma, di silenzi e battiti (d’amore o di ansia). L’individuo si confronta con il gruppo/società e viceversa e Mehdi lo rappresentazione artisticamente strutturando una coreografia con ballerini che a tratti si stringono su loro stessi, a tratti si isolano o ancora ballano una simil quadriglia creando schemi speculari. I movimenti non sono mai estremamente rigorosi, spesso osserviamo semplici spostamenti nello spazio, ma a caratterizzare ogni singolo passaggio è la precisione e la centralità del corpo. Possiamo quindi osservare l’emblema del proprio io, a cui ci si avvicina e ci si allontana, e a cui si avvicinano e si allontanano gli altri (qui simulando la figura del cerchio), un confronto generazionale tra saggezza e giovinezza, il rapporto relazionale tra individui che sono di passaggio nella nostra vita. I ballerini ( Micheline Desguin, Matteo Gheza, Jaouen Gouevic, Lisa Ingrand Laustau, Saha Neel Amy Swanson, Kilian Verin e Titouan Wiener Durput) hanno età, provenienze e talenti diversi e si cimentano in un insieme di influssi che ricordano l’improvvisazione (simulata), la Dabka (il movimento delle gambe a seconda del ritmo, come fosse una marcia e le file da 4 a decine di persone) ma anche il popping meccanizzato di Michael Jackson. Alta protagonista danzatrice di questo spettacolo è la luce che a seconda a dove lo si osserva assume significato integrante, con effetti scenici che aggiungono spettacolarità, dalle ombre laterali che sembrano far riferimento ad un alter ego, a quelle proiettate sul palco in grado di formare strutture geometriche in movimento godibili ancora meglio se dall’alto. L’attenzione viene anche rubata dalle splendide musiche, anima di tutto il progetto, create da Lucie Antunes, musicista e polistrumentista che spazia dalla classica all’eletronica, dall’ambient al soundscape. Per Portrait ha costruito ritmi variegati e ritmati, quasi primordiali ma sempre orecchiabili e seguibili. Tutto questo non è altro che il risultato di un lungo lavoro a seguito delle importanti affermazioni raggiunte da Kerkouche: la direzione nel 2023 del Centre Chorègraphique Nationale de Crèteil e la fondazione della compagnia EMKA nel 2017 hanno dato sempre più alimento a questa ricerca artistico-sociologica che ha condotto questo giovane artista poliedrico ad indagare ancor prima su se stesso e la percezione di se per poi capire l’altro. E’ così che viene immortalato l’stante di uno scatto, e il ritratto di famiglia che verrà incorniciato non è altro che una foto in cui tutti possiamo ritrovare il nostro volto.
Erika Moroni
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