(spoiler allert)

L’ultima volta che Riverock ha incontrato Gio Evan era l’estate del 2018, salì sul palco del Lyrick Arena di Assisi, per aprire in gran stile il concerto di Cosmo, allora in giro con il suo tour Cosmotronic. Sono trascorsi più di sei anni da allora, ed emozionante pensare a come questo artista, nel senso di persona dal temperamento gentile, gusti raffinati e sensibile alla bellezza, si sia evoluto, o meglio, noi ci siamo evoluti verso di lui, accogliendolo e comprendendolo in tutto il suo splendore. A Spoleto ha portato la sua anima nel tour Fragile/Inossidabile, registrando, come altrove, un meritatissimo “pieno assai” per uno spettacolo-concerto che anima gli animi e fa riflettere le coscienze. Ci ricorda che noi siamo tutti un verbo, un’azione: potere non è potenza, potere è poterlo FARE, ASSALIRE, SALIRE la vita. E’ fondamentale SOGNARE, come quella sedia con un gamba che balla, che non è difettosa ma invece vola. IMMAGINARE, mondi, che sono solo nostri e di nessun altro, assumendocene ogni responsabilità, con lealtà. Dobbiamo avere il coraggio di CAMBIARE: è una questione di affare, di fare l’altro, e per farlo ci vuole empatia, e se non ti diverti più, inizia a fare l’altro. Cambiare percorso e lasciare andare, TOGLIERE chi ci fa del male Non dimentichiamoci mai che la vita è quello che noi diamo, DARE con generosità, non a caso si dice “sia lodato mio Signore”, l’ho dato, sono a posto, ed è divertente pensare che da qui nascono gli Apostoli, “tutto a posto lì, Signore?”. RINGRAZIARE, grazie, grazie, grazie DIRE una valanga di grazie, CELEBRARE gli amici e CURARE gli amori, gli affetti e MANEGGIARE con il cuore ogni forma di vita. VOLTARE è il primo verbo, la nostra prima vera azione rivolta alla vita, dipende d noi dove vogliamo voltarci. Da qui inizia il percorso. Essere fragili è la nostra forza, ed è nell’amore nell’arte, che Gio conosce perfettamente, che si cela la vera potenza. Esattamente come un moderno Virgilio ci veicola con le sue poesie e con la sua musica nel viaggio all’interno di noi stessi, con la consapevolezza di voler trovare il tesoro incastrato negli occhi di ognuno di noi. Il suo indie-pop lo si contraddistingue per la molteplicità anche di ritmi e vivacità esotiche. Rime, assonanze tra vocaboli e paradossi che raccontano ancestrali verità, con una non indifferente responsabilità linguistica. Ma come ci spiega in questo tour non è tutta una questione di parole (notiamo infatti una studiata banalità in alcune analogie -” tutti conosciamo la nona di Beethoven, e il nonno?”-), ma anche di di intonazione, di frequenza, elettricità. Brani che sono poesie, poesie che sono brani, tra i suoi capolavori Fontana, Jeeg Robot (metafora di un Dio morto per noi), Hopper, Arnica (successo Sanremese del 2021), A piedi nudo il mondo, Scudo, Himalaya Cocktail, Glen Miller e un pubblico in escandescenza tra balli e silenzi assorti. Da sotto l’impalcatura collocata nel centro del palco costruisce la le basi per la robustezza dell’ anima, una scritta al neon ricorda una fragilità che finisce per diventare agilità (senza fra), la capacità quindi di muoversi, con inossidabile resistenza. C’è un ultimo verbo, AVVERTIRE, che conferma come la stessa cosa è in grado di cambiare ogni volta. “Ti Avverto!” oppure “Ti avverto”, con la mano sul cuore, e tutto ha un significato diverso. Quest’ultimo è il movente di tutto, è la connessione che ci lega l’un l’altro. Avvertire se stessi, scegliere dove dirigersi. Avvertire è sinonimo di energia di unione e solidarietà, e nel salutarci Giovanni lo confessa, ci ha avvertito! E noi lo stesso.

E l’avvertimento prosegue così come la collaborazione con il River: prossimo appuntamento sempre con Gio sarà domenica 28 luglio presso la rocca di Assisi alle 16:00 per celebrare EVANLAND il  Festival Internazionale del Mondo Interiore.

Erika Moroni