La seconda serata del Riverock è caratterizzata dalla presenza totalizzante di Cosmo e dei suoi fedeli amici: l’entusiasmante Gessica, per gli amici Pan Dan, il ritmo di Robero alla batteria, e Bitch (Pierre) al sinth per effetti psichedelici. Ad aggiungersi un ulteriore artista, Alessio Natalizia, vero nome di “Not Waving”, che sul palco (oltre al sinth al quadrato) porta la sua chitarra. Una collaborazione già sperimentata per brani come La verità, ma consolidata proprio nell’ultimo progetto di Marco, Sulle ali del cavallo bianco, nel quale infatti notiamo sfumature più ambient/new-age. Lo si percepisce in particolar modo nei brani come Troppo Forte, Il messaggio e Sulle ali del cavallo bianco che da il nome all’album uscito lo scorso 15 marzo. Un lavoro coerente ma sicuramente più intimo e descrittivo in cui a tratti si percepisce una sintesi a fronte della sovrastruttura musicale che di consueto riesce a edificare riconoscendolo come magistrale architetto del suono. Un cavallo bianco dunque, simbolo di dignità purezza e libertà vola davanti la bellezza della rocca di Assisi che rende tutto solenne: sul palco un concentrato di energia, dove luci, visual e atmosfere nebulose hanno creato una bolla astratta, fuori dal tempo un un luogo dove il tempo da sempre si ferma. Poeta, compositore e musicista contemporaneo, l’arte di cosmo ci parla, attraverso frasi dirette, concetti e suoni, di questi anni 20 del XXI secolo, con estrema risolutezza e attraverso un linguaggio chiaro, affronta temi che toccano chiunque. Coerente nel suo agire, oltre che nel dire, si schiera politicamente (e non solo), ed espone concetti primordiali come l’amore, lo sconforto, la gioia risultando così diretto, ed accattivante, che chiunque ne viene attratto, a prescindere. Un genere che deve ovviamente appassionare (principalmente elettropop, techno) ma in cui la ricercatezza musicale di Cosmo, porta ad un risultato di evidente ed e indiscussa qualità e capacità artistica per le esatte congiunzioni che riesce a creare. La folla comunque salta e balla, sull’olimpo della città serafica, e anche solo questo è sufficiente per creare la coesione che Marco desidera. Il ‘qui ed ora’ che evangelizza lo porta anche nella richiesta di non lasciarsi distrarre da futili mezzi (chiedendo di dimenticare i cellulari) come si evince dalla scritta a tutto schermo sul palco che ti accoglie appena arrivatati, ma bensì a godere a pieno del momento lasciandosi travolgere dai propri sensi. Sei la mia città, L’ultima festa, La musica illegale hanno come di consueto infiammato tutto; i nuovi brani, come anche Talponia, attraverso percussioni, e Gira che ti rigira, dalle trame dub, raccontano una linea diretta col passato, ma si avverte la nuova direzione più sentimentale, che però non destabilizza, e non lo fa nemmeno difronte all’insolita leggiadria de L’Abbraccio. Perché Cosmo è una certezza, anche quando si evolve, continuando a crescere. Ci saluta dopo due ore intensissime e appaganti, maglietta sulla spalla come avesse finito un match d’amore con noi, mano sul cuore, ci ringrazia, e mentre torna dietro quinte, il suo pubblico non smette di cantare, e intorno a tutta la rocca, tra chi è ancora inerme e chi piano piano se ne va, un coro instancabile ancora canta:

“tutto qui ,

solo questo,

io ti amo ti amo ti amo”.