‘IL RE MUORE’, UNA LOTTA CONTRO IL TEMPO: AL TEATRO CLITUNNO DI TREVI, PER LA REGIA DI SCAPARRO, L’OPERA DI IONESCO PRENDE VITA CON IL GRANDE EDOARDO SIRAVO.
Il tempo scorre inesorabilmente. L’unico controllo su di esso è decidere come viverlo. Il Re muore è una rappresentazione teatrale in grado di farci riflettere su questo elemento fondamentale dell’esistenza di ognuno di noi attraverso le dinamiche che accadono sul palco. Si crea quindi un forte punto di incontro grazie alla fusione del piano narrativo con la reale condizione in sala. Il Re morirà, ne viene a conoscenza e sa anche che accadrà quando lo spettacolo sarà terminato, innescando anche un’insolita ironia. Questo è un livello che colloca l’opera nel movimento modernista tipico del primo ‘900 in cui si sperimentano nuove forme e nuove espressività cambiando la rappresentazione con innovazione. Eugene Ionesco nel 1962 mantiene questa linea mettendo nelle mani di un Re, Bérengere I, l’intero Universo che pian pino si sta sfaldando, proprio ora che non sopravvivrà, capendo che nel suo governo ha solo portato avanti scelte sbagliate. A corte una guardia che con puntuale cadenza aggiorna la situazione (nel regno ma anche dello spettacolo), un medico che impersona la scienza, la prima Regina Marguerite che rappresenta lo scorrere del tempo e la seconda Regina Marie è l’umanità che ancora non si da per vinta e e la domestica e infermiera Juliette simbolo di cura. Un cast d’eccezione mette in scena al Clitunno di Trevi questa vicenda: il Re è un tormentato, egocentrico e sarcastico Edoardo Siravo, che con cadenza sofferente e corpo stanco tenta di sopravvivere alle dinamiche fino alla fine, la seconda moglie è impersonata da un’empatica Gabriella Casali mentre la prima moglie da Isabel Russinova, austera e severa in questa parte; Juliet viene raccontata ecletticamente da Claudia Portale mentre il bravissimi Alessio Caruso veste il ruolo cinico del dottore e Michele Ferlito quello dell’ insostituibile guardia. Gli artisti si distaccano dall’opera come reazione oggettiva autosufficiente consapevole del rapporto tra realtà e attorialità che qui viene esplicitamente espressa. Un metaspettacolo che conduce a riflessioni relative il limite umano difronte alla natura che prosegue nella sua evoluzione inesorabilmente. Lo spettacolo per la regia di Maurizio Scaparro, ricordato al termine della pieces da tutta la compagnia con la voce di Siravo, è un lavoro curato nei dettagli, dai vestiti, le luci, alle musiche create da Nicola Piovani, che aggiungono alla trama intensità e solennità ai specifici momenti. Il sipario si chiude, il Re è morto. Una certezza che l’essere umano conosce ma di cui Bèrengere I conosceva l’esatto attimo, proprio quando non aveva più tempo.
Erika Moroni
Write a comment