I tratti distintivi di Joan Wasser conosciuta come Joan as police woman, sono l’eccletticità, capace di trasportarci in mondi musicali diversi, e la sua voce calda, vellutata a tratti aspirata, o in falsetto, potente anche quando sottrae. L’Auditorium San Francesco a Perugia lo descrive come un luogo splendido, un Paradiso, e immagina Perugia come un giardino incantato in cui la gente non lavora e prende solo caffè nei bar. Joan è un’osservatrice, racconta storie, cronache di vita quotidiana di tutti noi, e poi gioca con la realtà, creando poesie urbane, e il suo ultimo lavoro Lemons, Limes & Orchids volge ancora di più l’attenzione alla parola a seguito del suo workshop di scrittura. Così anche il brano che da il titolo all’intero album, è un ricordo, e va ricercato nel suo passato, a ben 20 anni fa quando in momento particolare della sua vita, attraversando Manhattan, in quella west side sporca non ancora sviluppata e meno risolta di oggi, vedeva a terra bucce di limoni, lime e orchidee, a dimostrazione di come probabilmente lei stessa non alzasse lo sguardo limitando il suo orizzonte, in una città difficile; nonostante tutto desiderava immaginare il bello, sognando fiori, anche se sul ciglio della strada, perdendosi tra i suoi pensieri. Un album più lento dei precedenti, pensato, meno elettronico, meno provocatorio e sicuramente più intimo. Non manca la sua vena jazz come in ‘Help is on it’s way’ oppure uno stile stile deciso come in ‘Remember the voice’. L’importanza dei legami la si evince in ‘Oh Jonh’, ballade che dedica all’amico e ‘Safe to stay’ brano dalle note alte, quasi onirico. Questo tour che toccherà tutto il mondo (prima di Peugia l’altra data italiana a Roma, per poi approdare nel Regno Unito e Irlanda, fino ad arrivare in Australia e Nuova Zelanda nel periodo estivo) è stato pensato da questa police woman della musica in solo, dando moto risalto alla sua voce, e quindi ai testi come precedentemente detto, in una elegante e sincera nudità che colloca l’artista in una nuova dimensione in cui rimane lei ma in tutta la sua essenzialità, elevando al quadrato questo nuovo aspetto introspettivo. Registrato infatti in vocal booth, rimarcando la linea ideologica del progetto, l’album, seppur scremando le sovrastrutture musicali, denota dettagli sonori ad ogni traccia e diversi influssi musicali tipici della creatività di Joan, mentre l’utilizzo sul palco solo del piano, chitarre e loop station riporta ad ogni concerto una sottrazione che a mio avviso aggiunge credibilità e significato. Dei suoi successi non sono mancate le immancabili ‘Tell me’, ‘Christobel’ e ‘The Magic’ che ha cantato coinvolgendo il pubblico con cui ha dialogato per tutto il concerto. E così, con la sua raffinatezza, vestita di raso verde, nello scenario dell’abside dell’ex chiesa di San Francesco lascia quel palco: rimangono solo i 3 strumenti, e a noi resta nel cuore l’orchestra di almeno 60 elementi che la sua anima ha diretto per tutto il tempo.

Erika Moroni