ROBERT E CLARA SCHUMANN INTERPRETATI DA GERMANO RUBBI E DEBORA CAPRIOGLIO IN ‘DUE VITE SU UN PENTAGRAMMA’. UNA STORIA D’AMORE, DI MUSICA, DI VITA.
Arriva un punto in cui i grandi artisti, la loro arte e la loro immagine viene donata al mondo: quel momento è il successo. Sarà quindi, d’ora in poi, per loro indispensabile stabilire il confine tra notorio e privato, tra l’essere umano e il personaggio pubblico. Clara e Robert Schumann incarnano in un unico diario che decidono di scrivere a quattro mani e in cui le fragilità dei due musicisti emergono in flusso di coscienza che il tempo, e noi con lui, sempre più intenso per poi sciogliersi in una pacifica serenità.
La sottointesa rivalità di due eccellenze, soprattutto da parte di un uomo che probabilmente non accetta che proprio una donna possa tenergli testa (nonostante la stima e il totale incoraggiamento), e poi l’avanzamento della malattia di Robert che ha reso Clara necessariamente e paradossalmente ancora più tenace e indipendente ma estremamente devota a lui. Il Teatro Clitunno di Trevi ospita sul suo palco ‘Due vite su un pentagramma’ questa significativa storia d’amore interpretata da Debora Caprioglio e Germano Rubbi (autore anche del Testo), al piano la talentuosa Cristiana Pegorari e alla regia Francesco Verdinelli. L’intimità del racconto non è dovuto solo ai testi del diario interpretati dove emergono riflessioni personali, incomprensioni e desiderio di vicinanza, ma anche dalla semplicità della scenografia, minimale e semplice, in cui però si immagina l’intero mondo di questa coppia. La Caprioglio e Rubbi riescono con estrema naturalezza ad esprimere le fasi del rapporto che gli Schumann descrivono nei loro poetici scritti, facendoci immergere nella loro quotidianità, e le note suonate dalla Pegorari rendono tutto estremamente più veritiero e tangibile, attraverso i brani degli stessi coniugi come ‘Abegg’ (di R.S.) , ‘Kinderszennen'(di R.S.) nel momento in cui si racconta dei propri figli o il ‘piano Concerto in Aminor op. 7′(di C.S.), alternati alle composizioni di Liszt, Mendelssohn e Brahms, colleghi che loro stessi stimavano. Un excursus quindi che pone i riflettori sui diversi aspetti di questa indissolubile coppia, che ha vissuto in simbiosi e si è messa in discussione fino a che morte non li ha separati, dimostrando la solidità della loro unione. E in questa rappresentazione teatrale, grazie a due attori eccellenti, ci siamo avvicinati quanto più possibile alla storia di due persone che, prima ancora di essere virtuosi pianisti e compositori erano semplicemente un uomo e una donna.
Erika Moroni
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