Era il 2 agosto 1947 quando Maria Callas, in occasione del suo concerto a Verona, conobbe Giovanni Battista Meneghini, il vero uomo della sua vita. Un incontro decisivo in grado di cambiare inesorabilmente il corso degli eventi. Sì, perché Meneghini oltre ad averne indirizzato la carriera, è stato il primo marito della celebre soprano. Tutto ebbe inizio così, con un incontro, il successo e l’amore. E’ il 2 agosto 2023: a settantasei anni di distanza da quella notte, e nel centenario della sua nascita, Spoleto omaggia la grande artista con una serata a lei dedicata ideata da Nicola Calocero Ginnoni. “Maria Callas: 100 anni in 100 minuti” è il titolo dello spettacolo, promosso da Suoni Controvento, che vede sul palco Giulio Scarpati (voce narrante), Lucio Perotti (pianoforte) e Agnieszka Grochala (soprano), il tutto completato dalle contemporanee illustrazioni di Manuellle Mureddu susseguitesi sullo sfondo. Passo dopo passo la vita di Maria Callas viene snocciolata e raccontata: dalla nascita, nella città di New York, alle sue origini greche, dalla naturalizzazione italiana, ai suoi ultimi giorni nel suo appartamento Parigino, vengono sottolineati i punti salienti della vita dell’artista, ma soprattutto della donna. Complessa, geniale, fragile, la Callas ha sempre dovuto fare i conti con la critica, per la sua fisicità, per una voce che, anche se indiscutibilmente agile e notevolmente estesa, era comunque grave e talvolta non omogenea. Ma i giudizi non mancarono anche nella sfera privata, per essersi innamorata di uomini dal nome troppo altisonante. Sta di fatto che Maria ha vissuto ogni fase della sua vita intensamente: la gloria, il successo che ancora oggi la eleva a più grande artista femminile nella storia della lirica, e la passione, che l’ha legata sentimentalmente a Meneghini e Onassis. Ad ogni aneddoto descritto da Scarpati corrisponde una consecutio musicale interpretata da una bravissima Agnieszka Grochala accompagnata al piano da Ginnoni: il pubblico ha così potuto assistere alla rappresentazione di alcune delle più celebri arie comprendendo cosa accadeva prima che la Divina salisse sul palco. Oh mio bambino caro e Un bel di vedremo entrambe di Puccini, sono stati due dei celebri brani nel repertorio della Callas e hanno incantato il pubblico per la bellezza indiscussa e la fama che le precede; così come Casta Diva di Bellini che più di ogni altro brano la rappresenta a tal punto da essere riadattata da Battiato per omaggiare la grande icona. Una preghiera che, in una notte di (quasi) luna piena, anche se visibile solo una volta usciti dal Teatro Romano, non poteva assolutamente mancare. L’intensità di Agnieszka Grochala ha quindi fatto vibrare le corde dell’anima, soprattutto mentre canta Senza mamma dalla Suor Angelica, memoria di una struggente esibizione di Maria a seguito della perita del proprio figlio, e Parigi o cara, per la similitudine con Violetta nell’addio alla vita. Viene ricordato il rapporto con Luchino Visconti, amico con cui collaborò nel teatro scaligero e poi l’immancabile confronto (e sottolineo confronto) con Renata Tebaldi, mostrando la tecnica diversa in due rappresentazioni di Ah! non credea tratto da La Sonnambula grazie sempre all’abilità di Agnieszka, in cui si nota il diverso utilizzo del diaframma delle due soprano (più sostenuto nella Callas e variabile nella Tebaldi). Anche Pier Paolo Pasolini ha un ruolo decisivo nella vita di Maria, e un toccante testo del poeta a lei dedicato lo dimostra: “Tu sei come una pietra preziosa che viene violentemente frantumata in mille schegge per poter essere ricostruita di una materiale più duraturo di quello della vita, cioè il materiale della poesia.” Con il poeta e regista Maria Callas ebbe uno dei rapporti più indissolubili, e per lui fu Medea nel momento in cui tentò uno spiraglio nel mondi del cinema. Medea che prima cantata, poi recita. Del Fiero duol che il cor mi frange, una delle ultime arie della serata, descrive infatti il momento del cambiamento e della consapevolezza di un passato che non c’era più. La Callas e il mito, una voce unica e inimitabile, una donna che è stata mille donne diverse, tutte unite dalla stessa musicalità, definita drammatica, esatto specchio di una sola e malinconica esistenza che l’ha resa immortale.

Erika Moroni