AI PIEDI DELLA ROCCA MAGGIORE DI ASSISI I SANTI FRANCESI TROVANO LA LORO DIMENSIONE.
Sono figli di un epoca contemporanea ma hanno il sapore di anni passati e luoghi lontani. Sono i Santi Francesi al secolo Mario Francese (tastiere, synthesizer, basso e voce) e Alessandro De Santis (voce, chitarra, ukulele e… batteria). Nello splendido scenario della Rocca di Assisi, con un vento che alzava sabbia, e una vista incantevole sulla vallata, il duo, insieme al batterista Daniel Fasano, hanno creato una situazione magica e surreale. Figli del loro tempo perché sono emersi anche grazie ai talent (dopo il tentativo ad Amici di M.d.F. nel 2016 come The Jab, hanno vinto l’edizione 2022 di X Factor diretti da Rkomi) la loro musica si discosta comunque dalla produzione ‘autotunizzata’ dei loro coetanei o dal pop più blasonato. I’ influsso elettronico, la voce cristallina di Alessandro, la linearità di alcune melodie, l’aggiunta di strumenti come l’ukulele che dona sfumature esotiche, creano un unicum attuale seppur tradizionale. Sono un vero esempio di musica intelligente, che rispetta il loro tempo senza seguirlo troppo, con estrema originalità. Ci si aspettava quindi più affluenza ai piedi della fortezza Maggiore, per uno dei concerti organizzati da Suoni Controvento, ma chi c’era ha indubbiamente interagito per cento persone a testa, cantando e applaudendo il gruppo energicamente. In un luogo famoso per la sua misticità, pur avendo molteplici sfumature, i Santi Francesi trovano la loro dimensione cantando Spaccio, collaborazione con i FASK (con immancabile saluto ad Aimone che, nonostante suonassero a casa sua, non era presente perché notoriamente…in Uganda!), e l’incredibile Creep dei Radiohead, successo live in gara, in cui si denota la professionalità del duo: pulizia nella voce, seppur decisa, di Alessandro nel raggiungere tonalità alte e il bellissimo arrangiamento essenziale, anche nel crescendo, di Mario. Ma soprattutto le loro creazioni, dall’ultimo successo Cesare, con cui hanno potentemente concluso, a uno dei primi brani Cartapesta, sempre riproposto da quando ad un concerto di alcuni anni fa un ragazzo gli chiese, prima che salissero sul palco, se fosse in scaletta, e nonostante non lo fosse si guardarono rispondendo con sicurezza di sì. Da allora non manca mai. E anche il pubblico di Assisi, esattamente come quel ragazzo, ha potuto godere di quell’interpretazione, intima, a tu per tu, con Mario immerso in delicate note e Ale seduto sul ciglio del palco, senza distanze, senza confini, tra sacro e profano.
Erika Moroni
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