CHIARA FRANCINI SI RACCONTA ALL’AUDITORIUM SAN DOMENICO DI FOLIGNO CON ‘FORTE E CHIARA’, UN INNO CHE INSEGNA AD ACCETTARSI.
Potrei iniziare col definire Chiara Francini simpatica, professionale e talentuosa, ma desidero sottolineare che è soprattutto intelligente e bellissima. Tutte caratteristiche evidenti ma queste ultime due, nonostante emergano prepotentemente e autonomamente, sembra quasi voglia evidenziarle o paradossalmente celare, con ironia lei stessa. ‘Forte e Chiara’ è un vero excursus nella vita dell’attrice che si analizza, parlando anche di queste qualità, e che decide di farsi raccontare e descrivere dagli altri, da coloro che la conoscono bene, come la madre o l’amica delle elementari, attraverso delle lettere che ci legge commentandole, e da cui parte con racconti dettagliati della sua spumeggiante vita. Spumeggiante nonostante la famiglia umile a cui appartiene, e nonostante le insicurezze di chiunque. Il desiderio di essere amata, il timore di non sentirsi abbastanza – che l’ha fatta sempre di più emergere -, e un atteggiamento estroverso per raggiungere quella rivalsa grazie al desiderio di volercela fare a tutti i costi. Da bambina giocava ad “Amicizia”, si guardava alo specchio e parlava con la sua amica riflessa. In questo spettacolo il suo riflesso è il suo pubblico a cui si apre confidandosi senza deludere la sua immagine. Un incrocio tra risate e riflessioni, l’ originalità (dovuta alla sua indiscutibile mente creativa) delle sue storie e la famigliarità di quelle dinamiche che appartengono alla vita di tutti. Figlia unica, estrosa, malinconica, ci parla di come dalla provincia ha raggiunto il successo, definendosi un’arricchita, nell’accezione più sincera ed onesta del termine, ossia descrivendo chi rientra in questo termine una persona che ora può, ma nonostante ciò rimane ancorata all’immagine di se che non poteva. Molti i temi trattati da uno sgabello sul palco, questo dell’Auditorium San Domenico di Foligno, e microfono rosso alla mano con tanto di filo dello stesso colore attaccato al jack, da gestire perché ingombrante, e che ancora di più cattura l’attenzione e l’ascolto. Una seconda parte più intima, anche più dei suoi aneddoti personali, in cui Chiara entra in contatto con se stessa, con la sua parte più intima ammettendo proprio quella fragilità e malinconia precedentemente solo accennate, ma si accetta, si basta, riconosce la sua forza, ed è cosi che ci ringrazia per averla ascoltata e possibilmente capita, e lo fa senza inchinarsi, perché consapevole di aver fatto il suo dovere (anche se poi cede all’entusiasmo del pubblico) .
Erika Moroni
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