MONTELAGO: ANCHE QUEST’ANNO A LUGH LE NOTTI CELTICHE CI RICORDANO IL NOSTRO POSTO NELL’UNIVERSO.
Siamo ancora alla vigilia di agosto ed è giunto quel momento dell’anno in cui è tempo di raccolto, di resoconti, il momento in un cui secondo le antiche popolazioni celtiche inizia l’autunno. Da ormai 21 anni tra Umbria e Marche questo avvenimento è celebrato al Montelago il Celtic Festival, l’evento che ha consolidato nei nostri giorni una cultura secolare in cui oggi vivono nuove sovrastrutture, con tanto di riferimenti al mondo fantasy, ai cosplayers e alle serie netflix, dove una nuova convivialità, basta sempre sulla fratellanza, si unisce ad un’aggregazione meno solenne. Lo stesso festival dal principio aveva raccolto quell’autenticità che con il suo ingrandirsi ha inevitabilmente lasciato spazio ad altro e ad altri. Ma l’inclusività che contraddistingue questo popolo continua a generare qualcosa di magnifico, ogni anno. E lo si percepisce anche dagli ospiti che ogni edizione possiedono un riecheggio che li precede, e stili variabili, e per questa edizione infatti sul main stage sono approdati i Blind Guardian (31 luglio) il demolishing hip hop dei Gangstragrass, il folk anni ’70 di Alan Stivel (2 agosto) infine il 3 agosto dalle isole Faroe la voce sublime e aulica di Eivør con il suo new age/rock. A concludere, musicalmente parlando, Carrobestime ha condotto la gente verso l’alba. Le giornate sono trascorse velocemente in questa dimensione parallela, in cui come sempre ci si diletta tra attività workshop (Laboratorio di mosaico, Il potere dell’ukulele, La liuteria la cura degli alberi), incontri, presentazioni di libri (Serravalle, dove i cattivi pensieri possono uccidere presentato dall’autore Marco De Biagi) escursioni (La terra di mezzo, alla scoperta del territorio), attività per i più piccoli nella tenda kids, games e i bellissimi matrimoni. Un micro mondo all’interno del quale ricongiungersi con gli antichi celti ma soprattutto in cui ritrovare se stessi, come intorno ad un inesauribile fuoco sacro in cui ognuno avverte quel calore, lo fa proprio, ne assorbe le energie, ma se si aprono gli occhi ci si accorge della folla che sta condividendo quelle fiamme, potenti e che ci ricordano che è ancora Lugnashadh.
Erika Moroni
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