Gio Evan non smette mai di trasmetterci il suo amore: artista generoso, dona se stesso durante i concerti, quando lo si incontra per caso, e anche attraverso un vero e proprio festival ideato da lui, EVANLAND: quello che potrebbe sembrare ego smisurato, come anticipato, è in realtà un gesto altruista che coglie l’occasione per mettere in connessione le persone. e comprendere l’amore per il prossimo. Un vero e proprio mondo fatto di idee, giochi, meditazione, al fine di condividere, ma di anche essere chi si vuole, possibilmente se stesso. E’ una ricerca e consapevolezza del mondo interiore che genera energia e assembramento, e che paradossalmente ci permette di fare un viaggio alla ricerca del nostro io. La magnifica cornice della Rocca di Assisi fa da sfondo a questo limbo in cui tutti lasciano il negativo e accolgono il positivo. All’interno della rassegna del Riverock, a rendere tutto ancora più completo e coinvolgente anche il supporto di grandi persone tra cui Vito Mancuso che nel Giardino degli Incanti ha tenuto l’incontro Non ti manchi mai la gioia, in cui il tema della felicità è stato sezionato per comprenderne il vero significato e Nesli che ha aperto il concerto, nonché momento conclusivo del festival di Giovanni. Francesco Tarducci ha infatti ribadito il perché fossimo tutti lì, ricordandoci quanto sia importante amare, volersi bene e abbracciarsi, temi anche affrontati nelle sue canzoni come ad esempio nella celebre Buona fortuna amore o Allora ridi in cui, nonostante tutto, ama. All’arrivo di Evan (già sceso tra la folla per molteplici strette cuore a cuore) l’apoteosi di una giornata intensa che fino ad allora aveva immagazzinato forza, pronta ora per essere rilasciata. Il palco è una spiaggia ricreata, con torretta guardaspiaggia, palloni, salvagenti e sdraio, e noi ci sentiamo un po’ più sicuri quando lui, Michele Mazzocchi (chitarra), Sergio Tentella (batteria) e Giacomo Oro (basso) entrano con indosso magliette rosse con scritto salvataggio. Vorrebbe parlare meno possibile, ma il mare di persone presenti vogliono ascoltarlo. Allora promette che lo farà ma inizia a cantare: Modi Hopper, Mark Rothko, Carrà, Andy Warol poi si ferma per un primo racconto, dove demonizza i maestri spirituali parlando di un ‘certo Luca Bomboniera’ (per non fare nomi), conosciuto al termine del tour Fragile/Inossidabile, che sbaglia il proprio fine, tanto da ritenersi a confronto, orgogliosamente un ‘maldestro spirituale’, o per meglio dire, il Fedez dei maestri spirituali. Prosegue con altri brani tra cui Joseph Beuys e Scudo per poi parlaci dell’importanza dei segni raccontando di un trauma infantile che lo ha portato una vita ad avere problemi fisici (ai reni) risolti solo nel momento in cui ha avuto risposta alle sue domande. Avendo promesso il suo monologo, che voleva evitare per non tediare, lascia spazio ancora alla musica, Metà Mondo e A piedi il mondo e Vittoria su tutte, per arrivare al suo discorso, crudo (per questo ne aveva timore), ma decisamente inevitabile. Smuove come sempre le coscienze, anche se sta ad ognuno di noi recepire. Il mare, da sempre luogo di estrema meraviglia è ormai una medaglia con due facce. Si parla troppo di A mare, ma quanto sarebbe necessario Amare, imparare a scrivere fuori dalle Righe, o meglio fuori dalle Rive. Il mare è per molti vacanza, altri vi trovano tragicamente la morte. Ci sono Fari da riaccendere, per fare chiarezza per fare de proprio meglio, Farò del mio meglio, ecco cosa dobbiamo ripeterci. Ma quanto costa riaccendere questo Faro? Per dire che qui c’è terra, perché il mare non è altro che un ponte staccato che unisce. E Solo facendo del bene che si può ripagare, o meglio rimediare a tutto questo. La è folla silente davanti alla riva da cui parla Gio, e mi auguro che ciascuna persona si sia accorta di essere essa stessa goccia di quel mare, che invece di inghiottire deve accompagnare. Prima di salutarci davvero, sulla spiaggia si vive il tramonto, e Giovanni ora indossa una maglietta nera, cantando Susy e Credo in me stesso in onore della sua mamma. Si conclude quindi questo evento più unico che raro, in cui tra gioia e malinconia si sono aperte porte e superati limiti, un microcosmo in cui è entrato tutto l’Universo possibile.

Erika Moroni