ANGELA FINOCCHIARO PORTA IN SCENA UN TESTO DI FABIO GENOVESI: TUTTI PRONTI AD IMMERGERSI NELLE ACQUE DE “IL CALAMARO GIGANTE”.
L’autentica simpatia ed ironia di Angela Finocchiaro si confermano tratti distintivi in ogni sua performance . Il calamaro gigante prima che essere uno spettacolo teatrale è un bellissimo libro di Fabio Genovesi: un racconto che contrappone l’essere sognatori, e forse, per qualche fortunato, ancora un po’ bambini, all’essere ordinari ed incastrati nella quotidianità. Per quest’opera teatrale è stato effettuato un riadattamento interessante e puntuale, svolto proprio attraverso la collaborazione tra Fabio, Angela e Bruno Stori (altro protagonista sul paco) e supportati dal regista Carlo Sciacqualunga, e per l’occasione alcuni dettagli sono sati modificati, smussati al fine di vestire al meglio colei che porterà in scena non più “il”, ma “la” protagonista e le sue paradossali vicende, rendendo la voce narrante ancora più disincantata e spiazzante, garzie al temperamento della grande attrice e comica quale è. Tutto è sistematicamente adattato alla rapresentazione onirica e fiabesca che tocca il confine del reale, riuscendo a tratti a raggiungerlo. L’essere diversi equivale ad essere strani? Genovesi nel libro e Angelina a teatro partono da una singolare episodio infantile che li porterà ad essere derisi: alla richiesta di disegnare l’animale preferito, sul foglio prese vita «un calamaro», gigante, dai tentacoli insidiosi e tre cuori. Ma questo maestoso essere non esisteva, perlomeno nelle menti comuni, perchè l’essere umano crede solo a ciò che vede, preso dalle ansie e dalle responsabilità. La verità è che da sempre le leggende narrano di quello che viene definito un leggendario mostro marino (mosto probabilmente per l’oscuro che lo circondava), il Kraken (cefalopode), il cui mito ha preso vita dal XV al XIX secolo, tra avvistamenti presunti e reali. A tal proposito l’opera più acclarata fu l’Historie naturelle, generale et Particuliere des mollusques, animaux sans vertèbres et à sang blanc (1801-1804) di Pierre Denys de Monfort in cui si parlò dettagliatamente di due specie di piovre giganti (immense poulpe” e il “kraken-pieuvre”). Zoologo e naturalista francese, interpretato da Stori, avrà un bizzarro incontro, in un mondo onirico, con Angelina, che catapultata dalla sua quotidianità si trova ad imbattersi in più avventure che si susseguono tra ricerca e soppravvivena. Due persone strane, che si incontrano rendendosi contro di assomigliarsi molto di più di quanto credono, nella loro straordinaria unicità. Montfort sprona Angela a credere in se stessa, mentre Angela frena Montfort placando il suo entusiasmo, il suo estro. Quello che ne consegue è un ribaltamento delle parti che farà riflettere sulle nostre paure, le nostre certezze, sul guardare oltre, sul rimanere sempre curiosi come solo i bambini sanno essere. Ognuno di noi ha la sua storia, la prova della propria esistenza su questa terra. La stessa in cui sono vissuti i dinosauri, e a pensarci sembra quasi impossibile, la stessa che ospita mari azzurri, oceani profondi che ospitano immense creature. Così Angelina e Il suo Virgilio, Montfort, procedono oltre, tuffandocisi a capofitto in queste acque sconosciute, dai Mari del nord, all’Oceano Atlantico, a gelide montagne. Tra una battuta di lei e una massima di lui si susseguono le loro avventure: in Angela c’è quasi più timore che stupore nell’avere un incontro diretto con il monumentale animale, e in Montfort si arriva ad avere una totale ossessione nella conferma della sua esistenza, quasi di potere evolutiva darwiniana. Lo studioso doveva di fatti combattere contro i pregiudizi dei suoi colleghi di accademia che, proprio come quei compagni di classe, lo sbeffeggiarono, distruggendo a livello psicologico tutti gli sforzi portati avanti fino a quel momento. Ma mai arrendersi, mai dire “ormai”, che per Monfort è una parola da debellare, causa di limiti nei propri intent; ma per Angela è sarcasticamente da apprezzare, in quanto potrebbe ridimensionare la propria autostima, fermandosi prima ed evitando spiacevoli incovenienti. Per tutto lo spettacolo il loro continua ad essere un rapporto basato sul confronto ma anche l’alleanza, col fine comune di non smettere mai di credere nei propri ideali, nelle proprie storie, rappresentando due facce della stessa medaglia. Una scenografia di altissimo effetto pensata da Anna Varaldo e messa magistralmente in moto da un gruppo di 8 performer (Gennaro Apicella, silvia Biancalana, Marco Buldrassi, Simone Commarata Sofia Galvani, Stefano Manestrina, Caterina Montanari e Francesca Santamaria Amato) che come abili marinai e rigorosi frati, hanno gestito la nave e il mare in tempesta, l’attacco di animali abnormi, con la sola illusione ottica prodotta da teli (che diventano vele, onde e montagne), corde e lanterne. Talentuosi ragazzi che hanno recitato, ballato e cantato sulle musiche di Rocco Tanica e Diego Maggi portando anche un brano inedito volto a sensibilizzare la tutela dei mari , nel momento in cui Angela, Monfort e la ciurma si imbatteranno in un isola di palstica. Bellissimi i disegni di Gaetano LaMela che hanno reso il contesto completo e immediato accendendo concretamente quel lume che mai dovrebbe spegnersi. Angela Finicchiro, probabilmente non interpretra Angelina, ma si immedesima totalmente in lei, nella sua storia, che è quella di Fabio, di Montfort, di chi è seduto in platea, nei palchetti. Si riconosce in quella vivida curiosità che ci consente, anche otre la vita di far parte di qualcosa di più grande.
Erika Moroni
Write a comment