“Finché esisterà un filo d’erba vero, ne esisterà uno finto sul palcoscenico”; in queste parole del grande De Flippo è racchiuso il mistero tra il vero e il verosimile, tra la realtà e la finzione. Quando tutto sembra apparire in una determinata forma, ma in realtà non è così. L’amore viscerale tra l’attore e il suo mestiere, la dura condizione tra quello che rappresenta il teatro e il valore che non sempre gli viene riconosciuto. Tavola tavola, chiodo chiodo esprime questa condizione ed è un memorabile dialogo, tra attore, palco e spettatore, che nasce dalla collaborazione tra Lino Musella e Tommaso De Filippo, nipote di Eduardo. Il rumore di un martello che costruisce, le scarpe sulle travi che elevano, sono i segnali, non esclusivamente a livello tangibile, dell’edificarsi di un luogo, nello specifico del Teatro San Ferdinando di Napoli, nonché di un vero e proprio sistema culturale. Lino interpreta lo stesso Eduardo che tenta con tutto se stesso di salvaguardare e portare alto il nome questo splendido edificio di fine Settecento: far proseguire l’arte e l’umanità nella sua forma più arcaica, dentro ma possibilmente fuori quelle mura. Segue dunque una fitta corrispondenza con Umberto Tupini, allora ministro del Turismo e dello Spettacolo, e con le istituzioni, perché la sua voce e il suo ideale prendesse corpo e non finisse nell’indifferenza. Una lotta intensa tra luci e ombre, che condusse alla sua chiusura dello stabile all’inizio degli anni ottanta, proprio poco prima dell’addio a De filippo, che così vide il suo progetto spegnere definitivamente i riflettori. Uno spettacolo immenso e immersivo, in cui riflettere sul tema della cultura, del messaggio che porta con se e dell’importanza che gli viene attribuito. Lino Musella, accompagnato musicalmente da Marco Vidino, interpreta magistralmente quell’uomo in prima linea, forte e allo stesso tempo fragile, e racconta di come questo progetto nasca proprio nel periodo pandemico, quando a domandaci “dove andremo a finire” eravamo tutti, non solo gli artisti. Una visione al futuro, basata su azioni presenti che hanno comunque dato il loro frutto: oggi, nella piazza partenopee che rende omaggio al grande attore napoletano, il San Ferdinando ha riaperto le sue porte, a discapito di una storia complicata che è continuata anche senza il suo capocomico. La battaglia è così stata vinta, non solo da Eduardo, da Lino, o dai professionisti del settore, ma da tutti quelli che non si arrendono e che ancora credono nel futuro, e nel bello dell’arte.

Erika Moroni

15 Dicembre 2022